Don Luigi Bosio
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Maria Assunta

 

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Maria Assunta

È il palpito più ardente della vita liturgica nel cuore dell'Agosto.

È il richiamo più austero della modestia.

È la suprema esaltazione della persona umana.

Il trionfo dello spirito sulla materia: del divino sull'umano, senza che l'umano nulla vi perda; mentre, invece, tutto viene pacificato e trasfigurato come pegno ed anticipo a quella glorificazione e consumazione totale in Dio, cui tendiamo con tutto l'essere.

È la festa della trasparenza. La stessa luce del sole, che si distende ricchissima in questo giorno sui monti, sul mare e su tutte le cose, fa vibrare la creazione d'una bellezza celeste. Ma i riflessi di questa luce nel secreto dell'anima e nella castità del corpo, valgono immensamente di più, perché le cose più belle non sono fuori di noi, ma dentro di noi.

Assunta vuol dire presa da Dio, a Lui attratta da una forza onnipotente e da un irresistibile amore; vuol dire accolta da Lui, nell'immensità del suo essere.

 

*     *     *

 

Se ci rispecchiassimo in Lei!

Cadrebbe la parete del tempo e della materia.

Apparirebbe il tempio di Dio; non quello costruito con pietre e adorno d'oro e d'argento, ma di sangue.

Tutto si muterebbe in sorriso ed in estasi.

La mia carne e le mie ossa esulterebbero nella presenza del Dio vivo.

Non avrei altro desiderio, che quello di morire, per vedere Dio nella mia carne.

 

 

Don Luigi Bosio, Maria Assunta, «Cittadella Cristiana», Agosto 1956, Anno VII, N. 75.