Don Luigi Bosio
Fine Menù
Scritti

 



Sorvolando i tempi, possiamo librarci sull'eternità.

Librarci sull'eternità, vuol dire liberarci dal tempo.

Maestra e Madre incomparabile di questa liberazione,

e di questa immersione nell'eternità

è la Divina Liturgia.

In un modo magistrale, questa Liturgia Mariana.

Potremmo dire: Maestra e Madre incomparabile di questa liberazione

e in questa scuola d'eternità

è Maria Immacolata.

La sua liturgia - la sua festa - viene dalle montagne di Dio.

Dalle montagne della perfezione e della santità di Dio.

Dico: le tre Montagne della Santa Trinità, che hanno un unico solidissimo fondamento.

Cioè: Prima, lungamente prima di tutti i secoli.

L'Epistola è come il plastico di questa visione d'eternità.

Al centro: Gesù. In Gesù: Maria. Oppure: Maria in Gesù.

 

*     *     *

 

Da queste montagne di Dio, il balzo agilissimo della Divina Liturgia, o di Maria sulle colline del tempo.

Di tutti i tempi, contemplati senza intervallo di anni o di secoli.

Dal Profeta Isaia a Giuditta:

Dal Cantico dei Cantici all'Evangelista Luca.

Tutto si fonde nella Divina Sapienza dell'Epistola.

Per la Divina Liturgia è tutto... un gioco «Ludens per orbem terrarum».

Per Maria: «Ludens coram Deo».

 

*     *     *

 

Di là l'abisso delle sue grazie.

Là, la fonte del suo immacolato concepimento.

Là, la fecondità materna nella Verginità; la fecondità verginale nella maternità del Verbo.

Là, s'è riempita d'olio la lampada, che ha effuso nel mondo il Lume eterno.

Accostando la Liturgia d'Avvento alla Liturgia dell'Immacolata, ne risulta un'armonia soavissima.

Un Responsorio di questi giorni:

Alieni non transibunt per Jerusalem amplius,

nam in illa die stillabunt montes dulcedinem

et colles fluent lac et mel.

 

Deus de Libano veniet,

et Sanctus de monte umbroso et condenso:

l'ombra densa della Potenza e della gelosia di Dio.

 

*     *     *

 

Erumpant montes jucunditatem: Quia Lux mundi cum potentia venit.

 

*     *     *

 

Rorate caeli desuper, et nubes pluant justum, aperiatur terra, et germinet Salvatorem.

 

*     *     *

 

AVE, GRATIA PLENA!

 

*  O Colomba dalle penne d'oro e d'argento, irradiate dal fulgore dello Spirito Santo.

 

*  Dei Paradisus! dove nel Giglio della Verginità è fiorita la Rosa incorruttibile, dataci in medicina contro l'amarezza della morte.

 

*  O Palazzo di Dio, da Lui stesso edificato ed arricchito con regale munificenza.

Aperto a tutti nel ristoro di mistiche delizie.

Dove risplende di sommo decoro il talamo dello Sposo: là, dove il Verbo ha assunto umana carne per riconciliare il mondo con il Padre.

 

*  O Monte fecondissimo, dove venne nutrito l'innocentissimo Agnello, vittima di carità.

Monte, dal quale s'è staccato quel sassolino, senza che mano d'uomo lo muovesse, e che, scendendo fino a valle, ha abbattuto le are degli idoli, diventando «pietra d'angolo», mirabile agli occhi nostri.

 

*  O Trono di Dio!

 

*  O Dispensa dei doni di Dio!

 

*  Cimelium electum: Gioiello della SS. Trinità.

 

*  Urna d'oro colato e finissimo, in cui è nascosta la «manna», il Pane vivo delle nostre anime.

 

APERI MIHI: EMISSIONES TUAE PARADISUS.

 

*

 

Oh! se Tu mi aprissi!

Io sento che Tu sei tutta un effluvio

di Paradiso.

 

 

Don Luigi Bosio, Nella festa dell'Immacolata - 1967. Omelia alla S. Messa parrocchiale cantata, delle ore 6, «Jerusalem Nova», Novembre - Dicembre 1967, Anno XVIII, N. 22 (183).


Separatore