Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 13.09.1987

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Celebrazione Eucaristica della XXIV Domenica del Tempo Ordinario (13.9.1987)

«Quanto è preziosa, o Signore, la tua misericordia! Io mi rifugio all'ombra delle tue ali». E' il canto eucaristico di questa Celebrazione. Quanto è preziosa la tua misericordia! Io mi rifugio all'ombra delle tue ali, delle ali della tua misericordia. Forse le ali della croce: Tu, steso, disteso sulla croce. Forse sotto le ali di quel pellicano, Divino Pellicano, con cui ci siamo incontrati domenica scorsa. Forse le ali di quel passero che un pochino incontreremo questa mattina, ma soprattutto lo incontreremo Domenica prossima. Mi rifugio all'ombra delle tue ali, Divino Pellicano.

Quando sant'Agostino esponeva la spiegazione di questo Salmo, si domandava: il pellicano, per nutrire i suoi piccoli, se non ha trovato cibo per loro, a colpi di becco, di rostro, si spacca il petto e invita i suoi piccoli, i suoi nati a succhiare il sangue che gli gronda dal petto. E' una leggenda? Dice Agostino: «E' vero o non è vero questo?». E conclude, come sa fare lui: «Rite congruit». E' vero o non è vero: certo che il simbolo è stupendo e ci sta a meraviglia per il Divino Pellicano, il quale veramente ha lasciato che gli spaccassero il corpo e il petto, per poterci nutrire fino all'ultima goccia del suo sangue.

Io sono come il pellicano della solitudine. Sono come l'uccello notturno tra le rovine. Sono come il passero solitario che vola e si riposa sopra il tetto.

Il pellicano della solitudine. «Christum videamus». E' Lui, in solitudine. Quale tocco di sant'Agostino! In solitudine perché è nato nella solitudine più assoluta, Lui, il Divino Pellicano. Solo Lui è nato da una Madre Vergine. Solo Lui poteva nascere da una Madre Vergine. Il Pellicano della solitudine, perché solo è nato in questo mistero di verginità materna.

Ma c'è anche l'uccello della notte, il gufo, il quale durante la notte cerca il suo rifugio tra i crepacci di un edificio che crolla. Si riposa là, durante la notte. Chi è questo uccello notturno? E' Lui! Si è rifugiato nella notte. L'abbiamo costretto a rifugiarsi in quale notte! Nella notte infinitamente oscura della sua passione e della sua morte. Si è rifugiato tra le rovine, tra le macerie: il suo corpo ridotto in rovina e tutto in maceria, per noi. Quella notte... E ha tanto amato quella notte - oh, se l'ha amata! - e queste macerie, quando ha detto: «Padre, non sanno quello che fanno». Quale riposo e quale rifugio! Sì, per Lui, ma soprattutto per noi.

Il Salmo dice di Lui: «Ho vegliato e ora gemo come il passero solitario sul tetto. «Vigilavi», ho vegliato. Un'altra parola divina dice di Lui (ed è Lui che la dice): «Dormivi», ho dormito. E non: 'sono morto'. Ho dormito nel mio sepolcro e sono risorto. Ho dormito e sono risorto. Ho dormito perché ho voluto io morire, non perché mi hanno ucciso. Ho voluto io morire e sono risorto nella potenza e nella pienezza della mia vita.

E' il Divino Pellicano. E questo uccello amante della notte e delle rovine, ci attende per incontrarci Domenica prossima con il passero solitario sul tetto, cioè sulla cima di questo bellissimo altare che verrà consacrato oggi e ancor più nel nido del suo silenzio eucaristico.