Don Luigi Bosio
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Omelia del 18.08.1985

 

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Celebrazione Eucaristica della XX Domenica del Tempo Ordinario (18.8.1985)

Il testo sacro, all'inizio della Celebrazione: «Melior est dies una in atriis tuis super milia». Meglio un giorno nel tuo tempio che mille giorni altrove. E non c'è rapporto, non c'è un rapporto, perché un'ora con Lui, un giorno con Lui è l'unum necessarium, l'unum! Mille giorni altrove, non compensano, lontani da Lui, o poco vicini a Lui, non compensano l'intensità divina e la grazia di un giorno e di un'ora vicino a Lui e con Lui. «Melius momentum unum silentii tui super milia milium verborum hominum». Meglio un solo momento del Tuo silenzio che mille per mille parole degli uomini. Allora io non voglio più saperne degli altri? Non è questo! Sempre con Lui e con Lui solo? Fosse vero! E più sono con Lui, più sono con voi e più sono con tutta la Chiesa e più sono con tutto l'universo. Per questo ho detto: non c'è un confronto tra quello che è il frutto di grazia e di benedizione per me e per il mondo intero, vicino a Lui, che mille fatiche che facessi lontano da Lui.

Poi la preghiera della Chiesa incalza e dice: «Tu ci hai dato beni invisibili che superano ogni nostro desiderio». «Bona invisibilia - ho già cantato - quae superant omne desiderium». I beni visibili ci stanno su una mano, il mondo ci sta su una mano, sulla punta di un dito. Ma i beni invisibili! Ci hai dato beni invisibili, bene sopra ogni bene. La tua Divina Liturgia e la tua Divinissima Eucaristia superano di gran lunga ogni nostro desiderio.

Sant'Agostino dice, facendo eco alla parola santa che abbiamo ascoltato nella seconda Lectio divina, istruzione divina: «Dite agli inesperti: "Correte qui!"». Sant'Agostino: «Experti dicite inexpertis». Voi avete l'esperienza di quello che stiamo celebrando. Avete questa felicissima esperienza. Andate  a dirlo agli inesperti, a coloro che non hanno questa felicissima esperienza, questa grandissima grazia. Ancora, l'abbondanza di questi doni che mette in fatica, in difficoltà la pietà della Chiesa: non sa come esprimersi e chiama, questa Celebrazione soprattutto, «commercia gloriosa». Un commercio? Parola che risuona poco bene in ambiente sacro... Commercio, contratto, scambio. Ma il latino supera tutte queste difficoltà e in plurale: «commercia gloriosa», questi contratti gloriosi. Che contratto facciamo, o Signore? Facciamo presto: l'uguale domanda l'uguale. Facciamo presto. Tu ci dai i tuoi doni e poi facciamo contratto. Ti restituiremo i tuoi doni e Tu ci dai Te stesso e il contratto è fatto ed è perfetto. Siamo alla pari. Tu ci dai Te stesso, poi noi ti restituiremo. E così Tu dai Te stesso a noi. «Commercia gloriosa!». Il testo italiano dice: «Noi ti offriamo la nostra povertà e Tu ci dai la tua ricchezza». Mi sembra un po'... labile, un po' svanito tutto quello che è il vigore del testo latino.

Meglio un'ora (un giorno - dice il testo - ma diciamo quest'ora. un'ora... anche meno) nel tuo tempio. Questo tempio, sì, ma pur molto bello, non è che un'ombra, un'ombra! La Sapienza - avete ascoltato - ha costruito per sè una casa, ha impiantato, ha intagliato sette colonne, ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. Dov'è tutto questo? Siamo nell'invisibile e c'è molto di più di quello che vediamo, infinitamente di più! Non dice: la Sapienza ha costruito una casa. «Sapientia aedificavit sibi domum», ha costruito per sè la casa, perché il Signore non può lavorare che per sé. Non può lavorare che per sé. Comprendete. Tempio della Divina Sapienza: ha intagliato sette colonne che lo sostengono. Forse sono i sette doni dello Spirito Santo. Aiutiamoci a capire, a carpire, a rapire questi beni invisibili. Forse i sette doni dello Spirito Santo. Ha ucciso gli animali, ha ucciso il vitello più grasso. Ha ucciso l'Agnello innocentissimo. Vedete? Ha preparato il vino, l'ha dissanguato fino all'ultima goccia, questo Agnello, e ha imbandito la tavola. E ha mandato le sue ancelle - è la Sapienza, per questo non dice: i suoi servi; dice: le sue ancelle, gli Angeli - sulle punte più alte della città, altissime, a gridare: «Voi che siete inesperti correte qui a fare esperienza!». Ho detto: «Experti dicite inexpertis». Voi che siete esperti ditelo a quelli che non hanno questa esperienza. Questo è il mistero stupendo che stiamo celebrando. Tutto prende luce e fuoco.

Sant'Agostino ancora aggiunge: «Dominus, ut inventus quaeratur, immensus est». Voi dite: «Il Signore è con me ed io con Lui». Ma dovete e dobbiamo ancora camminare molto, perché, quando l'avete trovato, vuole essere cercato ancora, perché «immensus est, infinitus est, ut inventus quaeratur». Immensus est, perché lo possiamo cercare continuamente, anche se lo possediamo. E' immenso! E' infinito!

«Quante cose - un detto molto antico - sono credibili per quelli che credono!». Sembra un'espressione un po' azzardata. «Quante cose sono credibili per quelli che credono!». Tutto diventa un palpito di fede, di Divina Sapienza e di ineffabile bellezza della Divina Presenza.

«Commercia divina, commercia gloriosa». Io ti ho dato la mia morte. Contratto, patti chiari. I due contraenti: Tu ed io. Che patti facciamo, in questo commercio, in questo contratto? Io ti ho dato la mia morte  e Tu mi hai dato la tua vita. Io ti ho dato la morte e Tu mi hai dato la tua vita, a prezzo della morte. Forse quanto ti ho affaticato, o Signore! Forse ti ho più affaticato io, di quello che Tu non mi abbia glorificato. No! Tu mi hai molto più glorificato di quello che io ti abbia affaticato. «Commercia gloriosa!». Ho contratto «commercia gloriosa et veneranda»: gloriosissimo per Te e meravigliosissimo per me.