Don Luigi Bosio
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Omelia del 21.01.1990

 

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Celebrazione Eucaristica della III Domenica del Tempo Ordinario (21.1.1990)

Ascoltiamo la lettura del profeta Isaia proclamata nella Liturgia: «In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre la Galilea e il territorio dei Gentili. Un popolo camminava nelle tenebre e vide una grande luce; e su coloro che dimoravano in una terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la pace, hai aumentato la letizia. Gioiscono come si gioisce quando si miete, davanti a te, e come si esulta quando si spartisce la preda. Poiché, come al tempo di Màdian (i Madianiti erano gli avversari più temuti dagli Ebrei), tu hai spezzato il giogo che li opprimeva».

Profezia? Sì: un mistero, un dono di grazia, un dono di grazia natalizia. Perché queste parole del Profeta le abbiamo sentite risuonare con divina tenerezza durante le Celebrazioni Natalizie del Signore. Ma la profezia è una cosa tanto lontana... Non mi sono espresso bene: non è una cosa, la profezia. La profezia è la Liturgia in atto; o la Liturgia è la profezia in atto. Oggi, anche oggi, si compie quello che il profeta Isaia ha detto. In atto. Non dico in azione. Potrei dire anche in azione, ma quando dico in azione, siamo tutti in azione quando l'azione non diventa agitazione, quando l'attività non diventa attivismo. Siamo tutti così presi dal fare... Siamo tutti così presi dal fare. Quale profezia? Tutte le profezie, perché una profezia contiene, nasconde e rivela tutte le profezie, cioè rivela il Grande Profeta, Propheta Magnus. Vana e vuota sarebbe questa Celebrazione, se Egli non fosse qui presente. Propheta Magnus.

Questo rito non è un fare: è un essere. L'esclamazione - all'inizio - di gioia, l'Antifona del salmista: «Splendore e santità, magnificenza e bellezza del tuo tempio, o Signore». Sì, anche fuori, nel sacramento, nell'ostensorio della creazione, ti troviamo e possiamo essere sempre con te. Ma oggi ci domandiamo: perché questo precetto di trovarci qui, in chiesa, per assistere alla S. Messa? Perché questo precetto? Non lo trovo anche fuori il Signore? Sì che lo trovo anche fuori di qui. Ma soprattutto qui, nella cornice liturgica, la gemma è incastonata nella celebrazione sacra. Perché questo precetto? Il culto? Un vuoto apparato... un vuoto apparato, si dice. La critica al culto e l'etica della solidarietà trova Dio fuori del tempio. Non lo trova nel tempio ma fuori del tempio, nel prossimo. Trova Dio nel prossimo. Amore? Sì... Fede? No. «Così le vie di Sion - piangeva il profeta Geremia - le vie di Sion piangono».

Signore, ti cerchiamo fuori e tu sei dentro. Siamo fuori, ti cerchiamo fuori e tu sei dentro. Tu sei dentro! Hai moltiplicato la pace e hai aumentato la letizia. Sì, moltiplichi la tua pace e nella ricchezza della Celebrazione Liturgica siamo alla sorgente e alla fonte, «in magnam dulcedinis tuae multitudinem», nella moltitudine vastissima, infinita della tua dolcezza e della tua bellezza.