Don Luigi Bosio
Fine Menù
Omelia del 24.05.1987

 

  • Versione Pdf
  • Stampa
Celebrazione Eucaristica della VI Domenica di Pasqua (24.5.1987)

«Il mondo non mi vedrà più, perché gli manca la capacità di vedermi. Non mi ha conosciuto e non ha il diritto di vedermi. Voi vivete, perché io vivo e voi vivrete con me. Perciò avete la capacità di vedermi. Avete la capacità di vedermi, perché credete. Credete, perché vedete, avete veduto. Vedete, perché credete». La Fede spazia nell'Infinito, supera luoghi, supera tempi, supera ogni intelligenza. E' un palpito - come avete udito nel vangelo - del discorso di Gesù nell'ultima Cena. La parola discorso mi piace poco. Dirò: ciò che mi piace di più non è il discorso di Gesù, ma la preghiera di Gesù nell'ultima Cena, preghiera sacerdotale, istituzione del sacerdozio, estasi eucaristica nella quale Gesù ci ha amati fino alla fine e oltre ogni misura dell'amore.

Perciò è meglio se dico che il palpito che ci offre oggi la Divina Liturgia, quanto mai vivo, è preghiera sacerdotale e anche per noi è estasi eucaristica. La preghiera che ci invita all'adorazione, a buttarci in ginocchio e ripetere, se vi piace, la bella - anche se brevissima - preghiera di Sant'Agostino, quando dice, nella sua Confessione: «Quid mihi es Tu, Deus?». Che cosa sei per me Tu, o Dio? «Et quid sum ego ipse Tibi?». E cosa sono io per Te? Tu camminavi davanti a me «et ego a me discesseram», e io invece sono partito da me, sono uscito da me, non so dove sono andato. «Et non inveniebam me et tantum minus inveniebam Te». E non trovavo più me, perché non trovavo più Te. Quando Ti ho trovato, allora ho trovato anche me.

Salutiamo la Vergine Beatissima.

Un palpito... E qui sono sempre palpiti della pietà materna della Chiesa, l'Enciclica mariana della Madre del Redentore. In un versetto dell'Enciclica, il testo dice: nel Cantico del Magnificat si espone soprattutto la lode particolare del Magnificat e dell'Antifona Alma Redemptoris Mater in modo veramente stupendo. Del Magnificat dice: «Animo incitato et mirabundo» (gustate queste parole della lingua materna della Chiesa!). «Animo incitato et mirabundo, Maria fatetur se contineri in imo plenitudinis Dei». E traduco: con animo incitato, cuore incitato, non concitato: incitato, che esplode di amore e di gioia, «et mirabundo», pieno di meraviglia, la Vergine Maria «se fatetur contineri», confessa di essere contenuta «in imo plenitudinis Dei», nell'abisso della pienezza di Dio. Che parole stupende!

E voi avete familiarità, per grazia, a queste parole della Liturgia, della Sacra Scrittura, della pietà della Chiesa. La profondità di Dio! La pienezza di Dio! Quando Paolo dice: «Sento di avere i sensi e i gusti di Cristo Signore», beato lui! Non possiamo anche noi ripetere umilmente con lui, con la pietà della Chiesa? Sentiamo di avere i sensi, i gusti della Chiesa, sentiamo di avere i gusti di Maria, la Madre della Chiesa. Dite se siete beati, nel trovarvi con Maria! «Maria fatetur, et nos fatemur, se contineri», essere contenuti nella profondità della pienezza di Dio.

Beatissima Vergine Maria, ci ottieni questa grazia, con predilezione particolare. Cantiamo anche noi le tue lodi con animo che esplode di gioia e pieno di meraviglia di essere contenuti e avvolti giù, nell'abisso della pienezza di Dio.