Don Luigi Bosio
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Omelie

 

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Celebrazione Eucaristica della V Domenica di Pasqua (5.5.1985)

«Cantate Domino, quia mirabilia fecit!». Cantate al Signore, perché ha fatto cose mirabili! Cantate al Signore le meraviglie del suo amore. «Laus eius in ecclesia magna». Sono testi liturgici dell'Eucaristia che stiamo celebrando. «Laus eius in ecclesia magna». Questa grande Chiesa! E la Chiesa che canta e che prega è grande anche se ci fosse qui, alla Celebrazione, uno solo di voi, o io solo. Ecclesia magna! Coro immenso!

Voglio ricordare con voi che è stato celebrato, nei giorni scorsi, precisamente la scorsa settimana, il Congresso Internazionale di canto gregoriano per l'Anno Europeo della musica, a Subiaco. Mi è sembrato di sentire la trepidazione e la pietà della Chiesa, che ama assai il suo canto. Mi è sembrato di sentire il gemito della Sposa, forse per la preoccupazione e l'attesa, perché si attendeva qualche frutto... Certamente c'è stato. Forse ci aspettavamo qualche cosa, o molto di più.

Il canto gregoriano! Ubbidisco alla Liturgia: «Cantate Domino». «Quomodo cantabimus canticum Domini in terra aliena?». E' il Salmo 136. Come canteremo il canto del Signore in una terra straniera? Dove è stato esiliato il canto gregoriano? Dove è stato gettato? Dove è stato buttato? Come canteremo questo canto prediletto dalla Madre, in una terra straniera? E la terra sembra che sia diventata straniera a questa melodia dolcissima, quale è il canto gregoriano.

Il canto gregoriano è la preghiera in canto, il canto della preghiera, la preghiera in bellezza. Il canto gregoriano è il canto consacrato per il servizio liturgico. Sembra che in questa consacrazione abbia emesso quasi i tre voti: povertà, castità e ubbidienza. Il canto gregoriano è la catechesi lirica della Chiesa. Lungo i secoli la Chiesa, Madre piissima, ha ripetuto mille e mille volte che il canto gregoriano è il suo canto proprio. Non dice, ad esempio, che un'arte - l'architettura, la scultura, la pittura di questo o quel genere - sia la sua arte. Non l'ha detto, anche se ama l'arte e la vera bellezza dell'arte. Ma del canto gregoriano ha detto che è il suo canto proprio, la sua arte musicale. Il canto gregoriano è la respirazione dello Spirito: quando è cantato bene è lo Spirito Santo che respira e canta in noi, nella melodia gregoriana. Il canto gregoriano è il canto fermo, «cantus firmus». E perciò libero. Non c'è un canto che sia così libero nella sua melodia: libertà sacra, perfetta, esigentissima. Ma «cantus firmus et liber».

Quando, nell'orazione propria, ho domandato per voi e per me la vera libertà (avete sentito: vera libertas), mi godevo, e godo insieme con voi, tutta la libertà di questo canto altissimo, che è la melodia gregoriana. Anche in Cielo si canta, eccome! E si può dire bene che la melodia gregoriana non è altro che il canto del Cielo portato sulla terra, perché è un canto che è nato nella contemplazione. Come si canta in Cielo? C'è l'inno del Padre, il Verbo Eterno, l'inno del Padre: il canto d'amore che il Padre canta, canto d'amore che è Dio stesso. Ho detto una cosa bellissima: il canto d'amore che Dio canta è Dio stesso. Fino a quando questo canto e - diciamo - questa melodia dolcissima gregoriana, si consumerà nel vertice supremo di ogni canto: nella musica del silenzio, della sapienza, dell'eternità, della bellezza, nella luce e nel fuoco della Beata Trinità.

Saluto con voi la Vergine Santissima, perché è il mese di Maggio, dedicato a Lei. E ogni Domenica di Maggio saluteremo in modo particolare la Vergine Maria. Il saluto è questo, un versetto di un Salmo: «Con te, Maria, la bellezza si è affacciata al Cielo».